• gil borz

UN FUTURO UTODISTOPICO

Molti narratori hanno tracciato scenari del futuro prossimo a volte definiti utopici , talaltra distopici, in una miscellanea probabilmente congiunta.

Le proiezioni possibili raffigurano uno scenario laddove l'utopico riguarda una minoranza di persone la cui esistenza è sostenuta, favorita e implementata dalle meraviglie tecnologiche e scientifiche e la cui intelligenza è supportata da quella artificiale, mentre il distopico rappresenta la formula della struttura e dell'organizzazione sociale, estremamente rigida e vessatoria, dove le cosiddette libertà e i diritti cari al mondo illuminista e post-illuminista sono negate.

Va però detto che in natura l'etica non esiste: esiste l'utile e il dannoso, l'opportuno e il pericoloso, e sull'utile e l'opportuno si costruiscono etiche e formulazioni sociali, opportunamente comunicate e trasmesse di generazione in generazione.

La stessa cosa vale per ciò che oggi definiamo distopico e che domani potrebbe rappresentare la quintessenza dell'etica corrente, perché ragionare del futuro (o del passato) con la lente colorata dalle utopie correnti nell'odierno è cosa che compromette la capacità d'osservazione e di giudizio.



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