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LA PARADOSSALE OMOGENEITA' DELLA SOCIETA' DEVIANTE

Con l'apertura a molte forme un tempo ritenute "devianti" l'Occidente tenta di costruire una Società di individui formalmente liberi, raggiungendo però un risultato paradossale.


Da sempre le società umane tendono a proteggersi reprimendo o eliminando i comportamenti ritenuti diversi, disomogenei o devianti. Dalla lallazione domestica alla scuola, agli enti morali, all'università all'esercito, al mondo del lavoro agli infiniti codici normativi è un susseguirsi di informazioni e imposizioni tendenti ad omologare l'individuo, a plasmarlo secondo i dettami di congruità relativi alla specifica società di riferimento.

Persino la psicologia e la psichiatria hanno un prevalente senso omologante ben più che terapeutico, intendendo entrambe come prioritario il riportare il soggetto all'interno di una sfera di "normalità" comportamentale.

Più o meno tutte le società, dai tempi della guerra di Troia alla fine della seconda guerra mondiale, hanno definito i propri contorni di omogeneità e normalità.

Recentemente, nell'ultimo mezzo secolo in particolare, nel progredito e ricco Occidente si sono andate via via abbattendo significative barriere etiche, morali, comportamentali, rimodulando l'impronta culturale e ridefinendo i termini del diritto individuale ad essere ciò che maggiormente aggrada all'individuo stesso, rendendolo pertanto "consapevolmente individuo" piuttosto che "variabile della medesima specie" come in precedenza. Il processo, molto più ideale che fattuale anche in considerazione delle notevoli resistenze poste in essere da non pochi potentati, non solo ridefinisce i campi della devianza, ricollocandola esclusivamente negli ambiti in cui si esplicano forme di violenza verso se stessi o il prossimo, ma - paradossalmente - attribuisce ai "normali", ai precedentemente omogenei, il sospetto di essere a loro volta devianti e fonte di pericolo sociale in quanto portatori di una cultura superata.

Il nocciolo della questione, ancora una volta, consiste nella "spocchia" occidentale, ovvero nella pretesa di "essere nel giusto" in quanto più intelligenti, più evoluti, e più "avanti" deli altri. Una spocchia che vuole imporre al mondo il proprio concetto, il proprio modo di interpretare, di strutturare, di organizzare.

Ma l'Occidente, non solo in questo caso paradigmatico e simbolico, potrà affermarsi senza ostacoli solamente accettando come "normali" anche le precedenti normalità, anche i comportamenti difformi dalla propria pretesa nuova etica sociale.

L'Occidente sarà libero, e potrà dare lezioni di libertà, solo quando sarà capace di non giudicare, di non valutare e di non pretendere.




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