• gil borz

LA CREAZIONE AMORALE

In qualche modo quello che osserviamo intorno a noi e in noi è "originato": che si sia trattato di un big-bang o della ricomposizione di energie fluite attraverso un buco nero non è dato, per ora, sapere. Al massimo siamo in grado di proporre congetture. Ciò che appare piuttosto evidente, però, è che dopo il primordiale e stupefacente passaggio dall'inorganico all'organico, il resto delle forme si è sviluppato in modo alquanto caotico, se pur adattativamente selettivo. Come se le energie, chimiche e fisiche e magnetiche che hanno consentito lo sviluppo delle forme organiche avessero lasciato che fosse il disordine a creare la varietà, e la necessità a determinare il cambiamento.

Come il Tao, nel Tutto è racchiuso il Tutto, in ogni cosa è il Tutto e il Tutto è ogni cosa.

Come nell'Hinduismo, la Forza crea e la Forza distrugge, ricomponendo la materia dalle scorie della distruzione della materia.

In tutto questo si osserva una Forma, un modello, come se le regole dei Frattali fossero ripetute dall'infinitamente minimo all'universale cosmico.

Come per la cellula (in foto) che racchiude un Cosmo funzionale ma composta in trilioni di esemplari definisce un Essere Umano, dimentico dell'esistenza delle singole cellule, ma compiuto in una diversa interezza.

In tutto questo, però, non ci è nulla di "morale". Non vi alcuna "etica". E persino la bellezza e l'estetica dell'osservare si fonda forse sulla comune ontogenesi.

La creazione, piaccia o meno, è a-morale. Non impone regole e comportamenti.

Varrebbe allora la pena, giunti a questo punto di conoscenza, dividere finalmente le cose: da una parte la ricerca scientifica, che indaga sulla nascita del cosmo e delle forme di vita, e dall'altra, ben distinta e separata, l'etica e la morale, necessarie per la convivenza tra le Specie e tra gli umani.

Persistere nella sovrapposizione di elementi tra loro non coniugabili è realmente diabolico.



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