• gil borz

IL COLOSSEO E LA FILOSOFIA

Il Colosseo era uno "stadio", e oggi è un monumento. Non potrebbe essere uno stadio perché la sua logica costruttiva non risponderebbe più alle attuali esigenze relative alla costruzione, e all'utilizzo, di uno stadio.

La Filosofia, come gli stadi, non può essere un "monumento", ma segue e affianca i tempi in cui è immersa. La Filosofia è figlia dei suoi tempi, non madre: è frutto dell'economia, degli scambi, delle relazioni, della tecnologia, e può, anzi deve, proporre modifiche e correzioni all'impianto delle relazioni, siano economiche o sociali.

Recentemente ho criticato il pensiero filosofico classico, e in particolar modo Aristotele: una critica non sul metodo, ma sulle conclusioni a cui quel metodo conduceva, definendo inappropriato usare le medesime conclusioni per l'apparato odierno del tessuto sociale, il che equivarrebbe a voler mantenere la logica costruttiva del Colosseo per sviluppare il nuovo stadio di Roma o di Milano.

Accusato di "cancel culture", da chi non ha capito né cosa h scritto né cosa sia la "cancel culture" (persone evidentemente afflitte da paraocchismo preconcettuale acuto) persisto nell'affermare che non solo "quella" filosofia, ma anche l'osannato idealismo, e il marxismo e l'illuminismo e tutti gli "ismi" cresciuti tra il '700 e l'800 e maturati e conflagrati nel '900 siano da studiare, come si studia il Colosseo, ma non da utilizzare in quanto superati dai modelli sociali ed economici che ne erano a fondamento.

Perché o la Filosofia si rinnova o muore.

p.s. Kant, Hegel, Marx impiegavano centinaia di pagine (noiosissime) per esprimere un concetto. Marcuse e Popper usavano poche decine di pagine. Zizek pubblica libricini. Si può fare filosofia anche senza essere pedanti.



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