• gil borz

DALLA CRISI ALL'OPPORTUNITA'

E' possibile che dalla crisi energetica ed economica che si profila possa svilupparsi un'opportunità basata sul cambiamento culturale?


A volte i (pochi) lettori dei miei titoli di Filosofia della Sobrietà hanno rimproverato la possibilità che un eccesso di "sobrietà" nello stile di vita potesse definire una crisi nel sistema produttivo, oggi strutturato per sollecitare la vendita del superfluo o del non necessario. I tempi del lock-down pandemico hanno presentato come potrebbe essere il ciclo economico e il modello produttivo se la Sobrietà dei consumi si trasformasse in astensione dal consumo. L'idea alla base della Filosofia della Sobrietà è che un modello di consumo consapevole sia in grado di forzare la produzione verso minori quantitativi di maggiore qualità e, nel contempo, a favore e sostegno di un modello di economia circolare e del riutilizzo, modelli certamente invisi al capitalismo produttivo e, a maggior ragione, a quello finanziario.

Ora, però, si va profilando un'enorme crisi generata dalla fame di energia che il modello attuale, iperconsumista e necessariamente energivoro, alimenta e forse proprio da questa grande crisi, inevitabilmente non solo energetica ma economica e sociale, potrebbe emergere l'opportunità per un consistente mutamento culturale.


Consumi consapevoli

Dovendo fronteggiare la possibile ristrettezza economica il consumo diviene selettivo e, conseguentemente, consapevole. Un consumo consapevole tende a premiare il rapporto qualità/prezzo tanto quanto quello di durabilità/prezzo eliminando, per quanto possibile, i consumi non convenienti e superflui.

L'attenzione alla "durabilità" definisce un premio per l'economia circolare e del riutilizzo, sviluppando contestualmente una maggiore attenzione alla raccolta differenziata e ai processi di sostenibilità.


Modello Culturale

Il modello culturale derivante dalla Sobrietà non si basa più sull'affermazione identitaria derivante dall'esibizione dei canoni consumistici ma, piuttosto, sull'esatto contrario e attraverso la concentrazione dei consumi l'autostima individuale si definisce nell'area della "capacità di condividere" molto più che nel narcisismo consumistico. Il mutamento culturale si individua nell'affermazione del sé oggi caratteristica di chi partecipa ad opere caritatevoli e alle forme di volontariato e si sostituisce all'esibizionismo consumistico o a quello alcolico dell'aperitivo obbligatorio per affermare la propria esistenza sociale. Un modello culturale basato sulla condivisione, il riutilizzo e la sobrietà tende, auspicabilmente, a ridurre l'aggressività individuale così caratteristica, tanto nella società quanto nei social network, in chi è strutturalmente educato a manifestare la propria identità attraverso il modello della prepotenza e del bullismo.

Se da questa probabile Grande Crisi sapremo trarre l'opportunità di definire un nuovo modello culturale e sociale per l'occidente, in particolar modo per l'Europa, allora potremo dire che la crisi non è stata inutile.




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