• gil borz

CHE COSA FANNO I SUOI ?

Che cosa fanno i suoi? Era la domanda canonica che le madri rivolgevano a figlie e figli quando si avviava un filarino. Dietro a quella domanda c'era un mondo sospettoso, fatto di caste e status, di rispettabilità e specchiata nomea. E c'era, soprattutto, l'incontrastato dominio del Lavoro.

Medico, avvocato o ingegnere erano risposte apprezzate. Dirigente o funzionario pubblico, producevano un mesto sorriso. Gestiscono un bordello poteva mettere in imbarazzo, ma c'erano di mezzo un bel po' di quattrini e persino qualche madre poteva chiudere un occhio.

Il “Dominio del Lavoro” era un Dominio culturale, uno stato mentale prima ancora che costituzionale, figlio della maledizione divina che perseguita Adamo fin dalla cacciata dall'Eden.

Ma il Lavoro che cos'è ?

Una manipolazione. Se si manipolano cose e atomi si producono oggetti, se si manipolano concetti o elettroni si producono idee, servizi, musica, letteratura.

La forma originaria della Manipolazione, quella che scompone e riassembla atomi, è ormai delegabile nella quasi totalità alla robotica. Altrettanto si potrebbe dire di una vasta gamma di Manipolazioni di secondo livello, quelle relative ai Servizi: le Applicazioni sostituiscono validamente battaglioni di impiegati di concetto divenuti superflui in un paio di lustri, e non si vede davvero la necessità di spendere un sacco di soldi in istruzione pubblica per istruire persone il cui lavoro è sostituibile da un'App: da qui lo smottamento della pubblica istruzione.

Ma allora che lavoro si fa?

Se in agricoltura un contadino gestisce con le sue macchine spazi ampi come intere province, se le industrie producono il producibile con l'assistenza di qualche tecnico, se le App sostituiscono bancari, assicuratori e dipendenti pubblici, che lavoro si fa?

Ribaltiamo la domanda: se l'automazione produce tutto, allora perché si deve lavorare?

Per guadagnare, si dice. Così, guadagnando, si possono comprare le cose.

Il fatto è che è la struttura del lavoro ad essere cambiata, o in corso di mutazione strutturale. Se mio padre mi domandava perplesso e preoccupato” ma che lavoro fai?”, quando ero consulente a tempo pieno (non riuscendo lui a capire perché mai un imprenditore potesse avere bisogno di un consulente per fare il suo lavoro), figuriamoci cosa può pensare oggi il genitore di un'influencer: sarà mica un lavoro quello lì? E invece sì, e se lo sai fare bene fai anche un sacco di soldi.

La questione che fa arrabbiare i vecchi è che nel mondo che si intravede si lavora quando si vuole: non bisogna alzarsi alle 6, preparare la colazione, svegliare i marmocchi, portarli a scuola, correre in ufficio, farsi due palle così per otto ore ascoltando i colleghi e i capi, tornare a casa, farsi altre due palle così ascoltando la giornata del coniuge e le menate dei figli, preparare la cena, abbioccarsi davanti alla tv e addormentarsi con i crampi.

Hai detto niente! Ci si alza, i marmocchi hanno la scuola che viene da loro, si lavora da casa, si è produttivi. Meglio ancora: si inventano App, si inventano giochi, si creano oggetti in 3D, si scrivono canzoni, si producono audiovisivi che oltre ai Like ricevono Token, si pubblicano libri in versione Audible perché tanto ormai non legge più nessuno, si realizzano opere d'arte uniche e digitali valorizzate in criptovaluta. Volendo al posto dei gerani e del basilico si coltiva una piantina di Maria che dà quel tocco di malizia in più ai biscotti fatti in casa.

Rendo l'idea?

Marx descriveva il collasso del capitalismo, soffocato dalla sua stessa iper-produzione e, in quel collasso, la Liberazione del Tempo utile all'uomo per dedicarsi ai propri interessi e passioni, retribuito dal “lavoro delle macchine” in un processo di redistribuzione delle risorse attraverso la fiscalità applicata alla produzione e ai consumi, una redistribuzione necessaria e sufficiente a garantire a tutti la dignità essenziale con la quale e sulla quale, volendo, costruire progetti individuali.

L'Occidente ha imboccato quella strada e non se ne è neppure accorto.



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